Un apprezzamento di Bernard Jacobson

Il mio primo incontro con Daniel Levy risale a circa dieci anni fa, quando recensii una sua registrazione di repertorio pianistico di Schubert per la rivista Fanfare. Rivelai, in quella occasione, che la sua versione della Sonata in Sol Maggiore si classificava accanto a quelle di Alfred Brendel e Radu Lupu in ciò che definii “il mio Pantheon delle interpretazioni più care ed apprezzate”. Passati tre anni da allora, una registrazione Edelweiss del Concerto per piano e orchestra n.1 di Brahms, diretta da Dietrich Fischer-Dieskau apparsa insieme ad un’antologia intitolata Alma Argentina, incentrata sul tango, con musiche di Ginastera, Piazzolla, Guastavino, Ramírez e Gardel, confermarono le mie impressioni positive.
Soltanto adesso, però, nell’incontrare nuovamente Levy in questa collezione compendiosa che spazia da Bach a Mozart, Debussy, Ravel, dalle opere per piano solo alle sonate per violino, fino al canto, realizzo la vasta portata e, direi, osando un termine troppo spesso usato in modo inappropriato, la grandezza di questo straordinario musicista.
 

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Track 3 - Prelude In C Minor Track 4 - Fugue In C Minor
   

E’ un pianista piuttosto raro colui che possa persuadere e sedurre con la stessa grande abilità tanto nelle esplorazioni disciplinate del contrappunto di Bach come nelle suggestive meditazioni di Liszt, nella coloratissima fantasia strutturale di Scriabin e nei ritratti immaginativi delle canzoni e dei melodrammi di Schumann, ma Levy vi riesce alla perfezione. Dei suoi due CD del Primo Libro de Il Clavicembalo Ben Temperato, sarebbe giusto far notare l’assoluta precisione del ritmo nella Fuga in Do minore, l’esperto equilibrio delle due mani nel Preludio in Re Maggiore e l’uso straordinariamente sottile dei ritmi puntati nella relativa Fuga, il carattere incisivo e penetrante del Preludio e Fuga in La minore. Si potrebbero fare queste e molte altre simili, accurate osservazioni, ma è la poesia della sua intera concezione che si rivela della massima importanza. Questo è un Bach romantico, sebbene soltanto nel senso che l’unico modo di suonare che veramente meriti è romantico. L’esecuzione di Levy parla della condizione umana, e ciò che “dice” esprime e suscita sentimenti profondi.
 

Nondimeno, usare il verbo “dire” è addirittura prosaico, se si considera quello che avviene in queste performances. E’ un canto ciò che emerge dal piano di Levy ed è ugualmente splendido in ciascuno dei nove compositori generosamente rappresentati in questa raccolta varia e affascinante. Per Mozart, trova un tocco di estrema leggerezza che tuttavia non degenera mai in mera superficialità. Levy intensifica il fascino del primo movimento della Sonata in La minore con l’assoluta purezza della tessitura. Le figure veloci nel corrispondente movimento della K 330 in Do Maggiore sono disseminate con un brio pieno di stile. Il movimento lento di quest’opera è suonato più lentamente di quanto in generale si usi oggi, tuttavia la fluidità non manca mai ed il ritorno alla ricapitolazione del finale è realizzato con uno spirito delizioso.
L’impegno espressivo più arduo di questa registrazione mozartiana viene richiesto nella Fantasia e nella Sonata in Do minore che Levy risolve con struggente intensità.

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Track 8 - Allegro

   

 

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Track 3 - Prelude In C Minor

Il CD di Schubert che include la Sonata in Sol Maggiore ed i Quattro Improvvisi, D 899, è una gradita ricomparsa in questo nuovo contesto. Ascoltandolo nuovamente, mi piace ancora di più della prima volta. Le differenze delle sfumature dinamiche che notai nella mia prima recensione, adesso si rivelano quali variazioni assolutamente legittime nel trattare i passaggi ripetuti nei primi due movimenti della Sonata. Pochi interpreti di quest’opera sono stati meticolosi quanto Levy nel distinguere la croma finale della settima battuta del primo movimento dalla semicroma in passaggi paralleli, oppure nel mettere in rilievo l’enfasi dell’ultima nota della battuta 129. Il suo Andante è una commovente fusione di un’assorta meditazione e di una forza positivamente granitica che si sprigiona nei fortissimo, inoltre trovo particolarmente attraente il modo in cui, nell’ottava battuta del Menuetto, mantiene l’accordo per una frazione in più del suo valor e puramente matematico: questo è concepire il ritmo come elemento vivo, come respiro della musica.
Alcuni momenti dei Quattro Improvvisi raggiungono un potere viscerale che ricorda l’Erlkönig, ed il ben marcato nell’esecuzione così brillantemente centrata del secondo Improvviso arriva ad una distinzione così netta tra le semiminime (nelle prime battute) e le crome (nell’ottava e nona battuta) che non ricordo di averle mai ascoltate con una simile precisione.

 

Passando al CD del Liszt che include brani scelti dagli Anni di Pellegrinaggio in Italia, il Mephisto Valzer n.1, due brani più brevi e l’arrangiamento per piano solo del Liebestod del Tristano e Isotta di Wagner, ci troviamo in un mondo emozionale molto differente. L’identificazione del pianista con l’estro poetico e l’interiorità di questo compositore proteiforme sembra altrettanto totale quanto la sua identificazione nell’essenza di Bach e nell’essenza di Mozart quando suona la loro musica. Il suono di V enezia e Napoli e di Après une lecture du Dante (chiamata Dante Sonata) ha una qualità quasi tattile, ed il ritmo ed il fraseggio hanno proprio il giusto carattere mercuriale. La padronanza tecnica di Levy, il suo gusto del ritmo ed il canto del suo tono sono evidenti qui come in tutti i dodici CD della collezione. Le differenze tra i mondi espressivi dei vari compositori e tra le diverse opere di ciascuno di loro, sono illuminate dalle più esperte mani. A tal riguardo, sarebbe un piacere ascoltare Levy in qualche arrangiamento per piano solo dei lieder di Schubert da parte di Liszt, una mescolanza di disparati caratteri compositivi più vasta di quella esemplificata dalla fusione Wagner/Liszt nell’arrangiamento del Liebestod.

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Track 6 - Mephisto Waltz n.1
   
 

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Track 3 - Prelude In C Minor

E’ prassi comune collegare Liszt a Chopin, ma questo ha poco a che vedere con il reale contenuto della loro musica, e non sorprende notare che Levy interpreta Chopin e Liszt in modi niente affatto simili, in realtà nettamente diversi.
Una sequenza di cinque Valzer è realizzata con una sontuosa disinvoltura ed un aggraziato tocco di filigrana. Seguono dieci Notturni concepiti in un’ampia gamma di espressioni, dall’assoluta sontuosità dell’opera 32 n.1, all’accoppiamento della stravaganza e della grande tenacia dell’opera 15 n.3, alla versione dell’opera 48 n.1 in Do minore che racchiude tono elegiaco, grandezza eroica ed un’esplosiva veemenza sinceramente impressionante. Questo Chopin è ben lontano dalle ordinarie interpretazioni nervose e banali che troppo spesso incontriamo.

 

Scriabin, rappresentato dai 24 Preludi, Opera 11, dai 12 Studi, Opera 8 e da un altro Studio non numerato, è un compositore che di solito non mi entusiasma. Tutto il credito a Levy, dunque, per aver realizzato un CD che mi ha dato un g rande piacere ed al quale spesso mi rivolgo sorridendo. Invece che la zuppa armonica piuttosto amorfa presente in così tante interpretazioni di Scriabin, l’accento in questo caso va sul colore tonale e sulla linea musicale ed in particolare sulla tensione spesso rinforzata fra le linee; per una volta, il germanismo ‘voce-conduttrice’ che solitamente si usa come un termine pretenzioso per la stesura delle parti, in questo contesto, sembrerebbe appropriato.
I Preludi sono per la maggior parte delle interessanti miniature che fanno colpo con i tanti tocchi brillanti di Levy, come il suo vivido modo di trattare il finale misterioso del n.10. Gli Studi sono più ricchi, ma senza mai raggiungere la grandiosità delle effusioni di maggior effetto di Scriabin e Levy realizza alla perfezione la loro vasta gamma di stile e tono. L’Opera 8 n.3 è interpretata con un potente sentimento leggendario, la n.10 quasi con una leggerezza mendelssohniana. Il primo pezzo della selezione manifesta un intento modesto molto attraente. Non avrei mai pensato di poter attribuire la qualità della modestia a questo compositore che in qualche modo rivela una certa autoesaltazione! Il n.8 è un esempio del suo gusto per la diabolicità, con una vivacità davvero travolgente se suonato da un pianista con tecnica da vendere, come in questo caso. Lo Studio n.5 ricorda la vena ironica di Hugo Wolf ed ha un contagioso ritmo di danza; anche il n.6 suggerisce la danza e termina con un lieve sorriso particolarmente seducente.

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Track 3 - Prelude In C Minor
 

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Track 8 - Allegro

Uno dei CD più affascinanti della raccolta è quello intitolato da Levy A Piano Recital For the World’s Children (Un Recital di Pianoforte per i Bambini del Mondo). E’ la registrazione dal vivo di un concerto eseguito a Venezia, ec cetto un semplice, incantevole Improvviso a quattro mani dal Bilder aus Osten di Schumann che Levy realizzò in studio con doppia registrazione (overdub). Il pianista spiega che, sebbene vi fossero bambini tra il pubblico, il recital non si rivolgeva specificatamente a loro, nonostante tutti i brani del recital fossero stati ispirati all’infanzia e ad essa dedicati. Bisogna dire che le esigenze tecniche della musica selezionata garantiscono che questo recital non è stato per l’esecutore un gioco da bambini ed il risultato conferma ancora una volta la formidabile maestria di Levy. Una suggestiva lettura del famoso brano intitolato La fille aux cheveux de lin di Debussy accompagna alcuni pezzi totalmente sconosciuti dell’Album per la Gioventù di Schumann, raccolti ed inizialmente pubblicati da Jörg Demus. La raccolta, inoltre, include Hymne de l’enfant à son réveil di Liszt, alquanto grandioso, e le Kinderszenen di Schumann, suonate in modo da evocare magicamente la fuggevolezza dei pensieri infantili, assieme ad un’estatica interpretazione del Träumerei che è un vero sogno. Vengono presentate anche le Suites per pianoforte del Children’s Corner di Debussy, rallegrate dalla Jimbo’s Lullaby, con la notevole varietà di articolazione, la pura malia della sonorità ed un intelligente tocco di umorismo. Un’altra gradita inclusione è la Pavane pour une infant défunte, che ci presenta quasi un gioco di parole per il fatto che il simile termine infanta indica la principessa spagnola e non una semplice bambina; Ravel fece un’osservazione ad un pianista che aveva interpretato il brano in modo sonnolento, dicendogli che questo era stato creato come una Pavana per una Principessa Defunta, non come una Pavana defunta per una Principessa, ma Levy, con la sua interpretazione evocativa, non corre il rischio di un simile commento. L’ultimo brano del CD è il Preludio No.1 in Do Maggiore del Primo Libro de Il Clavicembalo Ben Temperato che sicuramente sarà stato un delicato ed amabile bis di questa performance dal vivo.

Il set è incentrato sulla voce del piano, tuttavia include altri due strumenti, il violino ed il violoncello, e due cantanti, lo splendido baritono austriaco Wolfgang Holzmair ed il grande ex-baritono Dietrich Fischer-Dieskau che appare non soltanto come voce recitante, se non anche in qualità di direttore del Concerto per Piano di Schumann e dell’Introduzione ed Allegro appassionato, noto anche come Konzertstück.
Questi due nomi, con quelli del violinista russo-polacco-austriaco Nicolás Chumachenco e del violoncellista polacco-italiano Franco Maggio Ormezowski, sono sufficienti a dare l’idea degli elevati ambienti musicali in cui Levy si muove ad un livello di completa parità artistica.

  

La collaborazione tra Fischer-Dieskau, la Philharmonia Orchestra e Levy, nelle opere per piano e orchestra di Schumann, funziona a pennello. L’interpretazione di Levy del Concerto per piano è meditabonda e digressiva, a differenza del Concerto n.1 di Brahms, pieno di mirata tensione e determinazione, che recensii nel 2000.
Il movimento central e è realizzato con una spontaneità che ricorda il canto ed il finale presenta una meravigliosa solidità ed una brillantezza di passaggi che Schumann, dopo l’infortunio al dito, non avrebbe potuto eseguire; Clara, però, ne era perfettamente in grado. In tutto il Concerto, solista e orchestra raggiungono un’ammirevole eloquenza, perfettamente naturale, e nel Konzertstück, le figurazioni di Levy offrono un duttile rinforzo romantico agli assoli del corno (a proposito, bella l’esecuzione delle parti del corno). Era forse prevedibile che un cantante che aveva dato al mondo così tante sfumature della voce come Fischer-Dieskau, quando si fosse allontanato dalla scena come cantante, avrebbe accolto il genere delle declamazioni melodrammatiche conaccompagnamento musicale. Nella declamazione di Schön Hedwig e nelle Due Ballate Op.122, Fischer-Dieaskau proietta i testi con una consumata chiarezza ed arte drammatica, trasformando in particolare la prima delle Due Ballate in una vera e propria opera in miniatura; potremmo quasi darle il titolo “Le Molte Voci di Dietrich Fischer-Dieskau”. A volte, l’intensità della sua esecuzione si avvicina allo spirito dell’Espressionismo tedesco, sebbene Levy, con il suo piano sempre sensibile e comprensivo contribuisce a dare un tono di equilibrio non sempre emulato dal più estremo degli Espressionisti.

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Track  15 – Meine Rose (Lenau)

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Track 4 - Allegro vivace

La ben ideata raccolta di lieder ispirati a poesie di Heine, Lenau e Geibel che Levy ha realizzato con Holzmair, unitamente alla sua collaborazione musicale con Chumachenco ed Ormezowski con i quali Levy ha eseguito rispettivamente le sonate per piano e violino e per piano e violoncello di Brahms, rivelano, nel loro insieme, un pianista esperto del mondo della musica da camera quanto del riflettore nelle esecuzioni da solista. Le loro esecuzioni sono tutte di altissimo livello, di un consumato romanticismo che a sua volta fa consumare di passione romantica e, allo stesso tempo, sono ben proporzionate nella struttura e nel diletto delle concessioni reciproche tipiche del mondo dei Lieder e delle sonate.
 

Non dimentichiamo, poi, che Brahms, come i suoi predecessori classici, chiamò queste opere sonate per piano e violino e per piano e violoncello, non anteponendo lo strumento ad arco, il che rende del tutto appropriata la loro partecipaz ione a rivelare “La Voce del Pianoforte”.

Ho amato il modo di suonare di Levy fin dal primo incontro. Questa magnifica raccolta, tuttavia, mi ha suggerito che Levy è un artista degno di stare al fianco non soltanto di Brendel e Lupu, ma di qualsiasi delle figure più celebra te nell’ambito dell’interpretazione musicale.
Per quanto bene gli ascoltatori di queste esecuzioni conoscano le opere presentate, vi troveranno certamente molti aspetti nuovi a cui non avevano mai pensato prima e questo, assieme alla sacra disponibilità a correre rischi, è ciò che distingue la grande maestria dalla mera abilità.

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Track 8 - Allegro

 

Bernard Jacobson è nato a Londra. E’ stato il critico musicale del Chicago Daily News e professore di musica nel Chicago Musical College dell’Università di Roosevelt. Redattore dei programmi della Philadelphia Orchestra dal 1984 al 1992, e consigliere musicale di Riccardo Muti. Ha pubblicato tre libri e ne ha tradotto diversi da varie lingue, composto poesie per scenografie musicali, e recitato come narratore in registrazioni e in concerti internazionali

 
 

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